Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: 153

Canto iniziale: Mi hai afferrato

Gv 21,2-13

Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce.

Ascolto della Parola: Gv 21,2-13

Commento

L’episodio si colloca all’alba ed è illuminato dalla luce del nuovo giorno, quello della Pasqua, che non tramonta mai. L’evangelista nomina sette discepoli, a indicare la totalità del gruppo, che però, dopo la morte del maestro, stenta a camminare: non mancano le relazioni e non mancano le iniziative, eppure fanno fatica. I discepoli sono molto diversi tra loro e ognuno ha un modo personalissimo di comprendere le cose che accadono e di incontrare il Signore.

Dopo la resurrezione Gesù sta portando avanti una paziente opera di ricostruzione della comunità, incontrando le persone una per una. In questo passaggio vediamo che i discepoli stanno perseguendo un progetto comune e importante per tutti. Questo è un dato positivo, perché li smuove dalla paura che li bloccava e perché li apre a un progetto di vita. Il movimento è buono, ma l’azione non ha buon fine.

Pescare è un’azione buona, ma per loro diventa ambigua, perché Gesù li aveva mandati ad evangelizzare il mondo, li aveva chiamati pescatori di uomini, e loro invece tornano a pescare pesci… Accade per i discepoli ciò che accade anche per noi: da una parte ci sono gli ideali e dall’altra c’è il quotidiano.

Così i discepoli si scontrano con l’insuccesso della pesca, che significa che qualcosa non va per il verso giusto, e con l’umiliazione, perché sotto gli occhi di tutti tornano a mani vuote.

Proprio in questa situazione, nella calma della vita quotidiana, Dio si manifesta e porta a trasformazione la loro vita.

In prima battuta i discepoli non riconoscono Gesù, perché sono concentrati sui loro vissuti e il fallimento che hanno sperimentato appare incomprensibile.

Solo il discepolo amato riconosce il Signore. Questo succede anche tra noi: se qualcuno non scende nelle profondità delle cose che accadono ogni giorno si rischia di perdere il senso.

Davanti al Signore i discepoli non chiedono nulla, forse perché mantengono la distanza che deriva dal fatto di seguire strade diverse da quelle che Lui sta tracciando.

Il riconoscimento del Signore è legato al riconoscimento dell’abbondanza del cibo, che va ben oltre ciò che serve per mangiare, ma tocca la loro fede di discepoli.

La Pasqua consiste proprio nel ricevere in abbondanza, non solo da parte dell’uomo, ma anche da parte del Signore, che a riva accoglie il dono dei discepoli.

L’abbondanza indica l’eccesso rispetto al nostro agire, ci dice dove sta il Signore e in quale direzione vanno i suoi progetti.

Canto finale: Meraviglia

 

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